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1.4 I rapporti della terminologia con le altre discipline


Pur ribadendo lo status di disciplina autonoma della terminologia, è necessario sottolineare il suo carattere interdisciplinare, dovuto alla natura delle unità terminologiche oggetto di studio, che possono essere allo stesso tempo (Cabré, 1998:71-72):
- unità della lingua (e come tali in stretta connessione con la linguistica);
- elementi di conoscenza (e come tali in stretta connessione con le scienze cognitive);
- veicolo di comunicazione (e come tali in stretta connessione con la teoria della comunicazione);
- elementi fondamentali nelle comunicazioni specialistiche e come tali in stretta connessione con la documentazione);
- oggetto di analisi mediante computer per l’attività terminografica (e come tali in stretta connessione con l’informatica).
Tuttavia, anche rispetto a discipline molto vicine appartenenti alla linguistica, come la lessicologia e la lessicografia, la terminologia mantiene forti distinzioni dovute ad alcune sue caratteristiche specifiche (Cabré, 1998:72-73):
- la terminologia si basa sull’approccio onomasiologico, cioè parte dal concetto per arrivare al termine, mentre la lessicologia (e, quindi, la lessicografia) segue un approccio semasiologico, cioè parte dalla parola per arrivare al concetto; di conseguenza, spesso i termini dei glossari terminologici non vengono presentati in ordine alfabetico come succede alle parole dei dizionari della lingua generale ma vengono organizzati secondo il campo concettuale a cui appartengono;
- per la terminologia il termine è un’unità autonoma, che ha un senso indipendentemente dal suo contesto d’uso, mentre la lessicografia studia le parole nel loro contesto. È opportuno specificare che questa caratteristica è riconducibile alla teoria classica della terminologia, di matrice wusteriana (Magris et al., 2002:11), mentre gli studi recenti pongono l’accento sulla variazione e sull’analisi del termine en discours (cfr. par. 1.2 );
- la terminologia prevede uno studio di tipo sincronico, mentre la linguistica s’interessa sia all’aspetto sincronico che a quello diacronico;
- una delle finalità della terminologia è la normalizzazione, cioè l’intervento attivo dello stato in materia di politica linguistica (vedi par. 1.3 ) , mentre la lessicologia (e più in generale la linguistica) non s’interessa agli aspetti prescrittivi e si oppone alla normalizzazione, considerata un fattore di impoverimento della lingua.

Un altro aspetto interessante è quello del rapporto tra terminologia e traduzione: a cosa serve la terminologia nella pratica traduttiva?
Occorre innanzitutto dire che la traduzione pone soprattutto dei problemi linguistici e la traduzione tecnica, in particolare, pone dei problemi terminologici (Lerat, 1995: 94). I testi da tradurre sono spesso di carattere altamente specialistico e il compito del traduttore è quello di adottare un lessico coerente e conforme a quello che viene usato nel settore di interesse dai locutori di lingua madre. Per questo, Lerat (1995:100) sostiene che il buon traduttore dovrebbe possedere le conoscenze tecniche riguardanti il settore a cui appartiene il testo da tradurre, che andranno ad aggiungersi alle competenze linguistiche sia nella lingua di partenza che in quella di arrivo (che gli permettono di scrivere un testo corretto, di fare delle parafrasi, di cambiare la struttura di una frase…).
Purtroppo, nella pratica quotidiana della traduzione, il traduttore è spesso chiamato a lavorare su testi assai complessi, ricchi di termini tecnici di settori a lui sconosciuti e spesso privi di immagini chiarificatrici. In questi casi, il traduttore deve saper sfruttare i prodotti della terminografia: glossari (che in molti casi saranno redatti dal traduttore stesso), tesauri, database terminologici multilingue (ad esempio IATE, CILF, TERMIUM, Grand Dictionnaire Terminologique...).

Per citare questo articolo: Veronica Carioni, 1.4 I rapporti della terminologia con le altre discipline, Breve introduzione alla terminologia, http://farum.it/intro_terminologia/ezine_articles.php?id=12