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2.1.1 Il dibattito sulle lingue speciali

Come avevamo già affermato nella nostra prima scheda, secondo la Norma ISO (2005) la terminologia è “l’insieme delle designazioni appartenenti a un linguaggio speciale laddove per “linguaggio speciale” si intende un linguaggio usato in un dominio e caratterizzato dall'uso di modi di espressione linguistici specifici”.
Cerchiamo di analizzare più dettagliatamente il concetto di “linguaggio speciale”, questione annosa per i linguisti che per molto tempo si sono trovati in disaccordo sia sulla denominazione sia sulla definizione da adottare per definirlo.
A partire dagli anni ‘80 il ruolo fondamentale delle “lingue speciali” (Cortelazzo, 1994) all’interno della linguistica è testimoniato dall’esponenziale aumento delle pubblicazioni dedicate all’argomento. Inoltre, l’interesse per le lingue speciali è favorito dall’azione del British Council che, già nel 1968, organizza il convegno “Languages for special purposes (LSP)”, denominazione trasformata in “Languages for specific purposes” negli anni ‘80 per sottolineare la specificità dei bisogni linguistici degli studenti.
Tuttavia, ben presto emergono opinioni differenti tra gli studiosi del discorso specialistico riguardo alla definizione dell’oggetto del loro studio.
Potremmo sintetizzare i diversi approcci in tre correnti fondamentali (Cabré, 1998:118-119):
1. la prima sostiene che le lingue speciali siano sottocodici autonomi, indipendenti dalla lingua generale e costituiti da regole e unità specifiche (Hoffman, 1979 in Cabré, 1998:118);
2. in base alla seconda corrente, le lingue speciali sarebbero delle semplici varianti della lingua comune, che si differenziano da quest’ultima quasi esclusivamente sul piano lessicale (Rondeau, 1983: 23 in Cabré, 1998:119). Tuttavia, se è vero che è il lessico a fornire elementi distintivi che differenziano le lingue speciali tra loro e in rapporto alla lingua comune (Cortelazzo, 1994:7), è pur vero che la terminologia non costituisce l’unica differenza, ma vi sono considerevoli diversità anche a livello di organizzazione pragmatico-funzionale del testo (Magris et al., 2002:28);
3. il terzo approccio ritiene che le lingue speciali siano dei sottoinsiemi essenzialmente pragmatici della lingua comune (Varantola, 1986 in Cabré,1998:120).
Quest’ultimo approccio è condiviso, tra gli altri, anche da Cabré (1998:126) la quale sostiene che le lingue speciali siano legate da una relazione d’inclusione con la lingua generale e da una relazione di intersezione con la lingua comune, con la quale condividono alcune caratteristiche e con la quale mantengono uno scambio costante di unità (vedi schema ). Infatti, come sottolinea Scarpa (2001:17) citando De Mauro (1994:319-320) i rapporti tra lingue speciali e lingua comune possono essere di tipo costitutivo, quando la lingua speciale trae i suoi termini da una lingua storica attribuendo loro un significato delimitato, e di tipo regolativo, quando la lingua comune interviene per regolare le formulazioni e i discorsi tecnico-scientifici. Si tratta, quindi, di uno scambio bidirezionale.
La lingua generale comprende diverse varietà, alcune marcate, come nel caso delle lingue speciali, altre non marcate, come nel caso della lingua comune; la scelta della varietà da utilizzare in un determinato momento dipende dalle esigenze del parlante e dalle caratteristiche della situazione di comunicazione. Conscio dell’importanza del contesto di comunicazione nel discorso specialistico, Cortelazzo (1994:8) formula la seguente definizione che appare particolarmente pertinente: “per lingua speciale si intende una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendente da un settore di conoscenze o da una sfera di attività specialistici, utilizzata, nella sua interezza, da un gruppo di parlanti più ristretto della totalità dei parlanti la lingua di cui quella speciale è una varietà, per soddisfare i bisogni comunicativi (in primo luogo quelli referenziali) di quel settore specialistico”.


Per citare questo articolo: Veronica Carioni, 2.1.1 Il dibattito sulle lingue speciali, Breve introduzione alla terminologia, http://farum.it/intro_terminologia/ezine_articles.php?id=13